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Una modifica ai marcatori genetici potrebbe decuplicare le aspettative di vita

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Gli scienziati usano spesso i batteri del lievito negli studi che riguardano l’età poichè sono semplici e organismi tra i meglio conosciuti a livello molecolare e genetico. Dei ricercatori dell’University of Southern California (USC) hanno creato un batterio del lievito con una durata di vita dieci volte superiore rispetto a quella di un normale batterio del lievito.

Il gruppo di ricerca include Valter Longo ed altri partecipanti tra cui: il professor Lucio Comai, associato della Keck School of Medicine , studenti laureati dela USC e membri del Roswell Park Cancer Institute a Buffalo, New York.

I ricercatori hanno impiegato una dieta ipocalorica per il lievitoed hanno rimosso una coppia di geni, RAS2 e SCH9, che sono responsabili dell’età nel lievito e del cancro negli umani. Longo dice: “Abbiamo ottenuto un incremento della durata della vita di 10 volte che, penso, è la più lunga che sia mai stata raggiunta in un organismo”. Tipicamente un batterio del lievito vive all’incirca per una settimana.

Nonostante il prolungamento di vita nel lievito sembra essere senza apparenti effetti collaterali, Longo avvisa che tipicamente mutazioni di longevità risultano in gravi carenza della crescita ed altri problemi di salute. Questo vuol dire che scoprire medicinali per extendere la vita umana non sarà così semplice e potrebbe generare pericolosi effetti collaterali.

Longo ed il suo gruppo affermano che un traguardo più realizzabile per utilizzare la loro ricerca negli umani sarebbe quella di combattere malattie come le sindromi di Werner/Bloom, che in persone che soffrono di età prematura, aumentano il rischio di cancro e portano alla morte della vittima. Per combattere questo genere di malattie, Longo suggerisce che la ricerca del suo team potrebbe essere una buona opzione nel bloccare i percorsi dell’età nel trattamento degli umani.

In un’intervista a USC News, Longo dice: “Forse non servirà a niente, ma non avendo nient’altro, penso sia certamente una buona cosa da provare”.

I ricercatori dell’USC sono già apparsi sui notiziari del 2007 per aver sviluppato una nuova generazioni di impianti per la retina.

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