Continuano i nostri consigli su come rendere la nostra casa e il nostro comportamento più ecologico, aiutando l’ambiente e migliorando la nostra vita, per chi avesse perso la prima parte, la trovate qui:
5. Cerca un chilometraggio migliore
Lo sapevate che i cavolfiori erano degli incredibili viaggiatori? O che i pomodori sono tra i migliori collezionisti di miglia frequent-flier? Ma questa è la verità, i prodotti che arrivano sulla nostra tavola possono aver fatto un minimo di 1000 km. La frutta può arrivare anche da 1.500 km di distanza, bruciando barili di gasolio e producendo inquinanti e gas serra sul suo percorso.
Quando possibile acquistiamo prodotti locali, andiamo a prenderli direttamente dal produttore o nei mercati ortofrutticoli, molto spesso vendono sopratutto prodotti provenienti da zone limitrofe. In questo modo accorcerai il percorso che devono fare frutta e verdura per arrivare fino al tuo piatto. Così frutta e verdura saranno veramente freschi! Read the rest of this entry »
Un interesante articolo del New York Times illustra come le energie alternative stiano iniziando a suscitare crescente interesse negli Stati Uniti, in particolare l’energia solare sta crescendo in California, con investimenti di miliardi di dollari e montagne di entusiasmo.
Negli ultimi mesi sono state create migliaia di posti di lavoro nella produzione di celle solari fotovoltaiche e installazione di pannelli sui tetti di abitazioni e uffici. Una cascata di investimenti sta anche cercando di rendere l’energia solare più efficiente e meno costosa del gas naturale e del carbone.
Imprenditori, accademici e politici dicono che l’industria dell’energia solare di oggi è differente da quella che negli anni 70 ha portato derisione per aver voluto credere in un futuro mosso da energie alternative.
Vengono prese ad esempio società come SolarCity, un installatore di celle solari basato a Foster City. Dalla sua fondazione nel 2006 la società è cresciuta fino a 215 dipendenti e 29 milioni di dollari in vendite annue. Lyndon Rive, presidente della società dice “Non è facile trovare installatori, siamo in una fase in cui se continuiamo a crescere con questa velocità, non saremo in grado di sostenere la crescita.”
Dell ha annunciato in un comunicato stampa che chiuderà tutti i punti vendita diretta Dell negli Stati Uniti. Al momento ci sono circa 140 negozi in tutto il paese; principalmente in supermercati e centri commerciali. Il primo, aperto nel 2002, offriva ai clienti un modo per provare le macchine prima di acquistarle.
La compagnia pensa di poter raggiungere più mercato mantenendo solamente la vendita al dettaglio in negozi come Best Buy, Wal-Mart e Staples. Quando Dell aprì i suoi negozi, vendeva portatili, desktop e anche televisori a schermo piatto. Attraverso distribuzioni su larga scala, la compagnia può attirare pubblico che non cerca esclusivamente prodotti Dell.
“Entrare nel mercato della grande distribuzione è un evidente esempio di come Dell ascolti l’opinione dei propri clienti”, dice Tony Weiss, vice presidente di Dell Global Consumer Business. “Sin da quando abbiamo cominciato la nostra avventua sul mercato di distribuzione abbiamo voluto dare ai clienti l’oportunità di chiamare, cliccare o visitare Dell ed avere accesso ai nostri prodotti vincitori di risonoscimenti. Questa mossa è in linea con l’evoluzione della nostra strategia globale”.
Bob Kaufman in un’intervista con CNET ha detto che il numero degli impegati che saranno licenziati non è ancora noto, e si rifiuta di rispondere a quanto costerà questa mossa alla compagnia. Kaufman ha affermato che i lavoratori interessati riceveranno un’ottima buon’uscita.
Nonostante l’atmosfera da circo sottolineata dalle risibili testimonianze, il caso Stati Uniti contro Microsoft, partita nel 1998, rimane una delle pietre miliari delle decisioni della corte federale degli anni 90. Ha spianato la strada per altri organi governativi in tutto il mondo, come la Comunità Europea, a perseguire con successo casi di antitrust contro Microsoft e altri giganti dell’elettronica come Intel.
Microsoft ed il governo hanno raggiunto un accordo secondo il quale Microsoft ha accettato di garantire agli sviluppatori di terze parti l’accesso alla propria interfaccia di programmazione applicazioni e inoltre consentirà a tre persone scelte dalla corte pieno accesso ai suoi sistemi, registrazioni e codice sorgente per cinque anni.
Questo genere di controllo sarebbe dovuto finire il 12 Novembre 2007, ma la corte non era pienamente soddisfatta del progresso di Microsoft, per cui ha deciso di riunirsi di nuovo per valutare una possibile estensione al periodo di verifica se Microsoft non fosse risultata in regola.
La decisione finale, nonostante Microsoft abbia fatto significativi passi in avanti per attenersi, è che non si sia adoperata abbastanza nel rilasciare informazioni sui suoi protocolli ai concorrenti. Read the rest of this entry »
Honda ammette di aver preso male una curva con la Civic Hybrid.
Quando la maggior parte delle persone pensa ad automobili ibride, la Toyota Prius è solitamente il primo veicolo che viene in mente. Questa vettura di medie dimensioni continua a dominare il mercato delle ibride e rimane per la Toyota il terzo veicolo più venduto dopo la Camry e la Corolla/Matrix.
Molti attribuiscono il successo della Prius alla sua forma non ortodossa, la sua encomiabile economia di carburante, prezzo relativamente economico per un veicolo di media taglia e l’affidabilità della Toyota da tutti considerata a prova di proiettile. La Honda, d’altra parte, gioca ancora in panchina con la sua ibrida Insight per due passeggeri e la Accord Hybrid. L’unica altra ibrida della compagnia, la Civic Hybrid, è caduta molto lontano rispetto alle fiammanti stelle nella vendita della Toyota.
Mentre la Toyota Prius è riuscita a raggiungere le 167′009 unità vendute durante i primi 11 mesi del 200, 16′737 delle quali sono state vendute nel Novembre 2007, l’Honda è riuscita a vendere solamente 29′352 Civic Hybrid nel Novembre 2007.
Le sfortunate vendite della Civic H non sono passate inosservate alla dirigenza della Toyota. Il CEO di Honda ammette che rilasciare la Civic Hybrid con così poche differenze dalle Civic più plebee è stato uno sbaglio. “La vera competizione è appena iniziata”, dice il CEO di Honda Takeo Fukui. “Fino ad ora, è stata una sfida a colpi di immagine, non di affari”.
Chi avesse altre aziende da proporre non esiti a fornirci indicazioni.
Fon
Devi già pagare per l’accesso internet a casa, quindi perché pagare di nuovo al bar, all’aeroporto e in albergo? Questa frustrazione ha dato origine alla startup spagnola nel campo del Wi-Fi Fon. L’idea è semplice, dare per ricevere. Gli utenti Fon, “Foneros”, devono condividere la propria connessione wireless di casa con altri utenti Fon usando uno speciale router in grado di separare il segnale in stream privato e pubblico. In cambio si riceverà il privilegio di usare il segnale wireless di altri utenti Fon in tutto il mondo. Fon ha sottoscritto importanti accordi con TimeWarner Cable negli Stati Uniti, British Telecom (BT) in Gran Bretagna e Neuf in Francia, il suo network si è allargato all’incredibile numero di 600.000 utenti registrati in tutto il mondo. Internet gratis in tutto il mondo al prezzo già pagato a casa, non esitiamo ad iscriverci!
Fondatore: Martin Varsavsky
Fondi: Circa $35 milioni da Skype, Google, Index Ventures, Sequoia Capital, Excite, Digital Garage e BT
Mettiamo da parte per un momento le complesse implicazioni finanziarie del cambiamento climatico, ignoriamo le astrazioni sullo scambio di quote di emissione di biossido di carbonio. Dimentichiamo le preoccupazioni sulle città che rischiano di essere sommerse e le promesse e smentite delle energie rinnovabili.
Prendiamo invece in considerazione soltanto alcune idee per fare soldi che vengono create dal surriscaldamento del nostro pianeta. Per esempio gli enologi potrebbero lasciar andare aree in pericolo di desertificazione come l’Australia e la California e scommettere su aree come il Canada e la Gran Bretagna dove nuovi vigneti stanno nascendo con l’innalzamento delle temperature. Oppure, le stazioni sciistiche stanno vedendo sempre meno neve, avrebbe senso quindi investire in aziende produttrici di macchine per neve artificiale.
Naturalmente il potenziale degli investimenti sul cambiamento climatico va oltre le semplici curiosità. Un crescente numero di analisti di grandi investitori istituzionali sta plasmando società basate sulla probabilità di ricevere benefici dai crescenti prezzi dell’energia, dalle regole sempre più stringenti ed i cambiamenti nel mondo che vanno dalla carenza di acqua potabile alla diffusione di epidemie e clima più caotico. L’opinione pubblica sta sempre più guidando i politici di tutto il mondo verso l’azione per contrastare il surriscaldamento quindi gli analisti devono realizzare delle previsioni che possano pagare.
Sembra esserci familiarità nell’investire nei cambiamenti climatici, probabilmente perchè gli elementi chiave hanno già attirato attenzione. Le azioni delle società che producono energia rinnovabile traggono incredibile vantaggio dal cambiamento climatico ed hanno già avuto guadagni da capogiro. Gli strateghi dei cambiamenti climatici fanno guardano però lontano, prendendo in considerazione tutto quello che va da piccole startup su energie alternative a grandi conglomerati, come anche puntare su qualche alternativa tradizionale.
Sistema creditizio in crisi? Rischio di recessione?
Non si direbbe dal numero di startup che stanno aprendo. Infatti questo sembra un buon momento per aprire una nuova società. Generosi ritorni dalla discesa in borsa di società del Web 1.0 e recenti acquisizioni hanno dato vita ad una nuova generazione di investitori e capitali di ventura (venture capitals). In più, essere acquisiti da Google è una plausibile e attrattiva via d’uscita per molti imprenditori. Questi fattori si sono combinati per rendere il mercato delle startup così gonfio quasi come è stata la bolla delle dot-com.Diciamo quasi, perché adesso si spende con meno leggerezza e perché, a differenza del 1999, molte delle nuove società presentano reali promesse. Qui trovate una lista di startup che vale la pena seguire durante il 2008.
23andMe
C’è una marea di cose che potreste acquistare con mille dollari, ma per quel prezzo 23andMe vi offre qualcosa mai messo a disposizione delle masse: il tuo DNA. Sei predisposto per il cancro alla prostata? Al Glaucoma. Malattie cardiache? 23andMe te lo può rivelare. Le implicazioni possono scuotere il mondo della medicina, e anche quello dell’etica. Con la scienza del genoma in continua evoluzione, 23andMe dovrebbe essere in grado di fornire sempre migliori informazioni. Nel 2008 verrà fornito anche un servizio di social networking tra i clienti che potranno condividere caratteristiche che vanno dalle origini etniche al profilo relativo alle malattie.
Fondatori: Linda Avey e Anne Wojcicki
Fondi: $12 milioni, da Genentech, Google e New Enterprise Associates
Dipendenti: 30
37Signals
C’è un motivo per il quale non si usa la frase “è facile come programmare”. Ma la 37Signals ha reso la vita più facile a programmatori e piccole imprese con prodotti come Basecamp (software di project management) e un framework per web di crescente popolarità chiamato Ruby on Rails. 37Signals preferisce alla filosofia del “più funzionalità, molto meglio” quella di semplicità e accessibilità: si punta soltanto alle funzionalità più importanti e al rendere le cose semplici da usare. La stessa società impersona la sua filosofia del tenere le cose semplici: meno di 10 impiegati che lavorano in umili uffici, creano velocemente programmi e li adattano al feedback degli utenti. 37Signals ha rilasciato la versione 2.0 di Ruby on Rails in Dicembre, un augurio di buon anno per molti programmatori.